L’allarme

È la terza volta in una settimana. Ti alzi, i piedi nudi sul pavimento freddo, e cerchi di spegnere quel rumore infernale con il solito codice, la tua data di nascita. Ma stanotte il silenzio che segue è diverso. È un silenzio che gratta alla porta, che respira cenere e che ti mette davanti a ciò che hai perduto.

Quando tornate a casa stasera e inserite l’allarme per sentirvi sicuri… siete davvero certi di chi state chiudendo fuori? O di chi state chiudendo dentro con voi?


L’allarme

Un rumore.

No, non un rumore, un allarme troppo vicino…  il mio allarme. Il sonno lascia posto alla consapevolezza, il cuore inizia a pompare, l’adrenalina mi fà alzare di scatto dal letto. 

Le 3.00 di notte, l’ora del diavolo penso senza darci importanza. 

Sento il pavimento freddo sotto ai piedi, devo sbrigarmi a spegnere questo suono infernale.

È la terza volta in una settimana che scatta l’allarme.

Non mi aspetto di trovare nessuno mentre faccio le scale che mi portano giù nel salone. Apro lo sportellino e inserisco il codice: la mia data di nascita. 

Il suono cessa di colpo. 

Sono avvolto dal silenzio.
Accendo tutte le luci e resto fermo.
Ascolto.

La casa scricchiola. Nessun suono dalle finestre chiuse. La strada al di là delle imposte è tranquilla. 

Nessun segno di effrazione.
Nulla.

Le 3 di notte, una casa fredda e illuminata a giorno.

Non si è svegliato nessun altro in casa. Meglio.

Mi siedo sul divano la testa tra le mani. Devo fare controllare questo aggeggio infernale. Pensare che nemmeno lo volevo un allarme in casa ma lei si sentiva più sicura ed allora…

Cazzo che sonno! Domani devo lavorare, meglio se torno a dormire ma… non so.

Le 3 di notte.
La terza volta in una settimana.

Continuo ad ascoltare. Nulla. Questa assenza di suoni mi fà venire i brividi. Sarà tutto questo silenzio ma mi pare di sentire il respiro del mio cane alla porta. Quel suono così familiare, quella presenza così ingombrante. Quel piccolo bastardo che mi svegliava alle 5 del mattino inquieto abbaiando alle ombre del giardino. Già ma ora non c’è più, l’ho soppresso 3 mesi fa, povero bastardo. Non mangiava nemmeno più. Un tumore. Che sofferenza quel momento, ed ora lo continuo a sentire nel silenzio. 

Lo percepisco. 

La mattina a volte mi sembra di sentirlo abbaiare e mi precipito alla porta per farlo tacere, poi ricordo. Almeno i vicini non potranno lamentarsi con me, non è lui il cane che abbaia. 

Ma c’è un cane che abbaia?

Devo alzarmi e tornare sotto le coperte.
Il freddo mi passa dai piedi, lo sento sulle braccia nude.

Le 3 di notte.
L’ora del diavolo.
La terza volta in una settimana.

Una strana inquietudine mi pervade. Sento il mio cuore affannato, un peso sul petto. 

Ho paura. 

Mi sento osservato ma qui non c’è nulla. Il cane immaginario annusa più forte di là dalla porta, lo sento grattare. Mi avvicino all’allarme, apro il tastierino.

L’ora del diavolo.

Un ghigno mi compare in viso. 666. Digito i numeri e poi “attiva”.

Il “bip” elettronico parte segnando il conto alla rovescia per l’inserimento dell’allarme. Come cazzo è possibile, era uno scherzo, volevo solo esorcizzare questa mia angoscia notturna, riderci su. 

Ho i sudori freddi. Il cane gratta, guaisce.

Inserisco la mia data di nascita e “disinserisci”.

Errore.

666, “disinserisci”.

Errore.

Guardo l’ora.
Le 3 di notte, ma com’è possibile?

Faccio le scale a due gradini alla volta, entro nel corridoio che collega le stanze della zona notte. Accendo la luce nella camera dei bambini, è vuota, non c’è nessuno nei letti ma sento il loro respiro, una risata di un sogno allegro mi gela il sangue. Apro di scatto la porta di camera mia, accendo la luce ed il mio cane è lì, seduto a terra dove dovrebbe essere il mio letto.

Chiudo la porta sbattendola, rifaccio le scale per scendere con l’impressione che ad ogni passo ciò che rimane dietro di me si disintegri in lapilli di fuoco e cenere. Non ho il coraggio di voltarmi ma sento l’odore di bruciato.

Sono davanti al tastierino dell’allarme. Lo apro, digito il codice. Nulla. Digito il numero del diavolo. Nulla. Provo altre date: il matrimonio, la data dei miei figli, la data di mia moglie e del cane. Nulla. Intanto tutto si sgretola attorno a me.

Deve essere un sogno. Chiudo gli occhi, svegliati! Svegliati! Sento il cane grattare, sento i suoi guaiti ma anche le risate nel sonno di mio figlio ed il respiro leggero di mia figlia avvolta nelle coperte. Un tocco caldo sulla spalla, penso alla mano di mia moglie e apro gli occhi ma vedo solo cenere e lapilli di un mondo che si consuma divorato da una fiamma fredda ed i suoni continuano a crescere più forti nelle mie orecchie, più forti e più forti ed in fine il totale ed inaspettato silenzio.

Una lacrima riga la guancia.

Rimango davanti alla colonna ai piedi di quelle che erano le scale. Nudo nel silenzio tra cenere e lapilli.

Ho le dita sul tastierino dell’allarme.

Il silenzio viene interrotto da una voce: quando vieni a letto inserisci l’allarme, così sono tranquilla.

Si Amore.

Ho inserito l’allarme.

Dormi tranquilla.

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