La Palestra

Nel limite tra controllo e illusione, dove finisce la mia responsabilità?

Scendi nei sotterranei di un vecchio palazzetto dello sport dove fatica, sudore e rabbia repressa sono l’unica terapia possibile per superare il limite.
Scopri cosa succede quando qualcosa “cede”.


La Palestra

La palestra è piccola ed un po claustrofobica Si trova nei sotterranei del palazzetto dello sport. Per andarci si passa dalle grandi porte in vetro che dà accesso al palazzetto con il suo campo da pallacanestro, un ambiente aperto, arioso ed accogliente anche se datato.

Nella hall, di fianco al bancone delle informazioni, una piccola porta con una scalinata ripida conduce al primo livello sotterraneo. I lunghi e stretti corridoi con muri in mattone, conducono alle palestre. L’atmosfera è claustrofobica: piastrelle logore, aria stagnante e le luci al neon che sfarfallano. Sport di vari tipi sono ospitati in sale dedicate: scherma, arti marziali, pesi, spogliatoi e soprattutto lei, la palestra di pugilato.

Nonostante le piccole dimensioni ha una buona fama. Gestita da un vecchio pugile e allenatore è il rifugio di giovani e meno giovani, un luogo di sudore, fatica e… puzza. L’odore ti accoglie già da lontano quando sei nei corridoi.

Come tutte le sere entrai passando davanti al viso imbronciato del titolare seduto dietro una vecchia scrivania.

Pareti spoglie, soffitto basso, persone che si allenano concentrate al loro massimo. Un ambiente spartane, minimale. Più che una palestra, una filosofia di vita. La mia filosofia di vita.

Ho iniziato a frequentare questo posto anni fa quando non stavo bene. In quel periodo non andava nulla e scelsi questo posto perché rispecchiava ciò che avevo dentro: vuoto, e puzza di piedi e merda.

Lo so, non è esattamente un pensiero edificante ma dovete capire. All’epoca avevo problemi sul lavoro, problemi con la mia compagna e cadevo spesso in attacchi di ira fino al giorno in cui ho preso a botte il mio capo.

Sono stato in terapia parecchio tempo e mi hanno dato farmaci. Stanco di tutto decisi di fare qualcosa di estremo per me: fare sport. Scelsi la cosa che mi spaventava maggiormente. Fu subito amore. Smisi di andare in terapia, smisi di prendere pillole. Ora dedico praticamente tutto il mio tempo libero alla fatica ed al sudore.

Inoltre imparo veloce e sono tra i migliori pugili qui dentro: veloce, distruttivo, senza pietà. Non sono il più tecnico ed elegante dei pugili ma non mollo mai.

Mentre faccio stretching mi rendo conto che l’atmosfera è decisamente calma oggi. Inoltre sento una strana fragranza dolce, un odore che qui non dovrebbe esserci ma a cui non so dare un nome. Mentre sono a terra a fare flessioni arriva alle mie narici più prepotentemente. Lo trovo disturbante, toglie aria, mi fà girare la testa. 

Provo a non fare caso a queste sensazioni e dò il massimo, mi piego, resisto, mi concentro. Ignoro il dolore e la fatica, sento il sudore che scende sulla fronte, lo vedo cadere e bagnare il tappetino. Salto la corda e mi alleno con il sacco. Oggi tutto si muove a rallentatore. La corda, il sacco, gli altri… più colpisco più percepisco rabbia e tutto rallenta. Devo avere la pressione bassa o solo non è giornata.

Continuo per il tempo appena sufficiente a considerare questo come un allenamento e non è da me, magari con la doccia sistemo tutto.

Nei bagni non c’è nessuno, mi spoglio e vado nelle docce comuni. Metto il miscelatore tutto sul caldo e apro l’acqua di un paio di docce. L’ambiente ad un tratto si riempie di vapore e alle narici arriva lo strano odore dolciastro di prima. Ora è intenso, vivo. Voglio capire di cosa si tratta.

Mi sposto piano annusando, guardando l’ambiente piastrellato che si riempie di vapore con il costante rumore della doccia come sottofondo. Ora l’odore è davvero fastidioso, un olezzo dolce come di fiori morti. Mi guardo attorno e sulla parete vedo un piccolo bozzolo, una larva che si contorce su se stessa. È di un bianco pallido tendente al giallo. Un grande brufolo pronto ad esplodere. Si contorce  ed immagino al suo interno l’insetto o la disgustosa creatura che si ribella. La larva si ingrandisce e rimpicciolisce. Il disgusto e lo schifo che provo accendono la rabbia e la convinzione di non voler vedere cosa si annida dentro al bozzolo mi fa agire di istinto. Con un gesto violento schiaccio tutto con la mano. L’odore si intensifica e svanisce. Era quel coso schifoso a mandare quell’odore? Ma quanti ce ne sono in palestra? 

La consapevolezza di avere una poltiglia schifosa sul palmo della mano mi fà rabbrividire e maledico il mio carattere impulsivo. Mi affretto sotto al getto caldo della doccia e per lavarmi le mani. Le sfrego bene, pulisco il palmo e poi le dita, le unghie. Ricordo quando durante il covid ci insegnavano a compiere quei gesti. Voglio togliermi quella merda di dosso. Prendo il sapone, sfrego, ripeto i movimenti: i palmi, tra le dita, il pollice, i polpastrelli. Prima la destra, poi la sinistra. Una, due volte. Sento l’impulso di continuare. Il vapore mi danza attorno in maniera imprevedibile, si stringe su di me e mi accarezza. È denso, è caldo ma le mani… continuo a sentire lo sporco e dalle narici non riesco a levare quell’odore nauseante nonostante l’intenso aroma del bagno doccia. Ora è come se la pelle mi prudesse. Deve essere un effetto psicologico, come quando qualcuno nomina “pidocchi” e istintivamente ti gratti la testa. Ipocondriaco. Un po lo siamo tutti no? Si ok ma io lo sento il fastidio sulla pelle, no non è la pelle è sotto la pelle, ne sono sicuro, come se qualcosa strisciasse tra lo strato di grasso e il muscolo, lo sento nel polso andare vero l’avambraccio. Non mi trattengo e inizio a grattare sempre più forte, seguo il fastidio e inizio a spingere di più forte e ad incidere la pelle con le unghie. Gratto senza sosta, lacero la sottile pelle dell’interno avambraccio. Guardo tra il vapore, un rigonfiamento della pelle, un movimento lento vicino al gomito. Striscia in alto sul bicipite. Fastidio ed orrore si impossessano di me, mi metto allo specchio e passo la mano per pulirlo dal vapore. Non vedo chiaramente il vetro continua ad appannarsi ma percepisco un movimento veloce, un passaggio di qualcosa sulle spalle fino al collo. Lo sento salire verso la mascella, la larva strisciare nella guancia e nonostante io provi a premere con le dita sul collo e la faccia sento un forte dolore al dotto lacrimale. Un “plock” e qualcosa cade sul pavimento.

Ho i conati per il vomito.

Mi accuccio sotto l’acqua, cerco di tornare lucido ma respiro in maniera affannosa. Mi gira la testa. C’è così tanto vapore ora, non vedo nulla ma so che non è finita.

Mi rimetto in piedi giusto in tempo per vedere un movimento. È grande come me, la larva ha preso le mie sembianze anche se è pallido e malaticcio, lo stesso aspetto di quando era un baco schifoso. Mi osserva tra i vapori, non parla. Inclina la testa. Mi sfotte, lo so che mi sta prendendo per il culo. Attacco con tutta la violenza che posso.

Lo colpisco in pieno volto, è gommoso e viscido, il solo contatto mi disgusta ma ho schiacciato questo coso prima e lo schiaccerò anche adesso.

La cosa risponde, ha anche la mia tecnica, i miei movimenti, sa come colpire. Accuso gli attacchi, sento il sangue mescolarsi all’acqua. Sono io il più forte. Lo spingo contro il muro e tiro pugni al torace, sento la potenza dei polpi, la pelle flaccida della larva che si strappa, le ossa che si prezzano. Più la cosa cede, maggiore è l’intensità e la cattiveria che ci metto. Affondo un gancio al viso, schiva ma scivola subito dopo sulle mattonelle bagnate. Mi avvento sopra e inizio a colpirlo senza fine al volto, ancora ed ancora. Non deve rimanere nulla di questo coso. 

L’acqua sul pavimento è rossa, non si muove più. C’è odore di sangue, piscio e merda.

Sto ancora colpendo la massa informe davanti a me, una corrente di aria fredda ed un urlo mi gelano il sangue:

“COSA CAZZO HAI FATTO”

Lo shock di quella voce inaspettata mi fa alzare lo sguardo di scatto. A urlare è stato l’allenatore. Lo guardo, è spaventato, trema.

Mi tiro su con fatica, ansimando. Mi guardo attorno, voglio fargli vedere il mio grande coraggio, come ho ridotto la larva mostruosa che sono riuscito a battere, deve essere fiero di me. I miei occhi indugiano sulla massa informe che era il mio avversario. Rimane poco della forma umana che aveva preso, un rantolo sordo esce dalla bocca gorgogliante di sangue ma un dettaglio cattura la mia mente. Sul collo della larva vedo un tatuaggio che conosco è di quel ragazzetto… Richi. Guardo l’allenatore che è sotto shock e gli urlo addosso la verità: “questo non è Richi, non cadere nella sua trappola, è quel pezzo di merda della larva aliena che vuole incastrarmi!”.

 La stanza è avvolta dal vapore. Il suono delle docce copre tutto il resto.

Sono coperto di sangue, mi giro e vedo la mia immagine allo specchio che è nuovamente appannato e faccio fatica a riconoscermi. Passo la mano sul vetro per osservare meglio. I tagli e i graffi sono purulenti e gonfi, tra il vapore vedo qualcosa strisciare sotto la pelle. Il mio viso, non  è quello che conosco, non sono io, sono…

Sento l’allenatore alle mie spalle che mi parla ma non capisco nulla di quello che dice, solo un ronzio sordo tra lo scrosciare dell’acqua. Torno sotto la doccia e chiudo gli occhi, quando li aprirò sarà tutto passato ed io sarà pulito e pronto per tornare a lottare.

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